 The One, The only One: The Major
 Group: ModeratoriPosts: 1824 Location: Una galassia lontana lontana... Status:  | |
| eccolo... INTRODUZIONEQuesto racconto fa parte di una "raccolta" (ovviamente non ancora completa) di racconti di guerra, in cui si vedono soldati semplici alle prese con la guerra. Svolgono il loro lavoro di combattenti, ma lo scopo principale dovrebbe essere un'introspezione psicologica sul loro stato d'animo e sulle loro sensazioni. Frutto di una grande ispirazione, Guardia è stato scritto in una volta sola in meno di mezz'ora ed ha ricevuto una sola revisione, permettendo (a parer mio) che si sviluppasse in modo coerente e scorrevole.NOTARE PRIMA DI LEGGEREIl racconto è a sfondo triste-drammatico e sconsiglio di leggerlo a chi non è in grado in questo momento di impegnarsi psicologicamente o di sopportare una tale tristezza Guardia Il sole era tramontato da almeno un paio d’ore e il suo turno era appena cominciato. Si erano accampati in quella radura, sfruttando quel vecchio villaggio nativo, con un nome così complesso che John non sapeva neanche leggerlo. Il villaggio di forma quasi quadrata era composto essenzialmente da capanne di legno e paglia ed era circondato da una palizzata già rinforzata ed abbastanza larga da poterci camminare sopra. Probabilmente era stato ulteriormente fortificato dai loro nemici, infatti le protezioni per i difensori erano notevoli: la palizzata era larga quasi due metri e c’era un’ulteriore fortificazione di legno alta quasi un metro che garantiva una quasi totale protezione alla ronda. Non era solo nel svolgere il suo compito, c’erano anche altri due o tre uomini con lui, ma erano troppo distanti per poterlo aiutare. Avevano faticato moltissimo per impossessarsi di quel luogo e i nemici sopravvissuti erano stati tutti catturati. Difficilmente sarebbero tornati questa notte, ma, per precauzione, il comandante aveva deciso di abbandonare l’accampamento con il sorgere del sole. La foresta riprendeva quasi subito, ad appena un centinaio di metri dalla palizzata. La temperatura era ottima, intorno ai ventiquattro, venticinque gradi, ma l’umidità era opprimente, così John si sedette un attimo sull’umido legno, appoggiandosi al bordo esterno della palizzata. Tirò fuori un accendino e una sigaretta e l'accese con un gesto meccanico, frutto dell'abitudine, tanto rapido che la fiamma si ridusse a poco più di un fugace bagliore. Si rimise il tutto in tasca e tornò al suo compito. Certo con una sigaretta tra i denti era diverso: la foresta in fondo non era così vicina, e ci voleva un cecchino per potergli sparare addosso, l’umidità svanì quasi istantaneamente e John si chiese come mai sentisse ancora così forte l’effetto della sigaretta, nonostante i dieci e più anni trascorsi da quando toccò la prima. Capelli neri, occhi marroni scuro e alto più o meno un metro e ottanta John godeva di un’ottima muscolatura, che gli garantiva, sullo scontro all’arma bianca, una buona probabilità di vittoria. Era una di quelle persone che certo non ci si augura di incontrare in un vicolo stretto e buio. Non era un genio, o almeno non lo dava mai a vedere, ma era fondamentalmente buono, si schierava sempre dalla parte dei più poveri e da quella della sua nazione. Si, questa era un suo grosso problema: era estremamente patriottico, ma sono pochi gli americani che non lo sono. Mentre era lì a fare la guardia in quello sperduto luogo, dimenticato da Dio, pensava solamente alla sua ragazza, e si accorse di essere più innamorato di quanto avesse mai pensato. La sua fidanzata era sicuramente molto bella, alta più o meno un metro e settanta, con misure quasi degne di una modella e con degli occhi d’una tal profondità da imbambolare quasi tutti. I capelli biondi li teneva quasi sempre sciolti e un po’ selvaggiamente, ma ciò le dava un tocco di mistero e di fascino difficile a spiegarsi per chi non l’abbia mai vista. Così, immerso nelle sue profonde riflessioni d’amore, la fine del suo turno si avvicinava, mentre la sigaretta era già finita. Il suo turno sarebbe dovuto finire alle due in punto… guardò l’ora e si accorse che mancavano ormai meno di dieci minuti, e ciò lo rilassò. Un’ombra… Un uomo… c’era un uomo! Un attimo di esitazione… Cosa fare… sparargli subito? Suonare la campana? O nascondersi e aspettare per controllare che si identifichi? Ovviamente il primo istinto fu quello di mettere le mani al suo bel fucile, oramai c’era quasi amore per quell’arma che mai l’aveva abbandonato. Inoltre la prima legge di sopravvivenza in guerra è quella di sparare per primo, ma la seconda è di sparare solo se sicuri di colpire: non si è mai sicuri, magari c’è un cecchino nascosto da qualche parte, o il tuo bersaglio è lui stesso un tiratore scelto e fare fuoco prematuramente attira l’attenzione. Così tentennò, ma poco, molto poco. Ma comunque troppo. Una fitta. Una fitta acutissima. La vista gli si annebbiò. Cadde sull’umido legno. Faceva freddo, ma erano poco sopra l’equatore. Gli avevano sparato. Stava morendo. A quanto pare era nel mirino di un suo nemico da parecchi minuti perché in meno di un decimo di secondo qualcuno, da una posizione indefinita e con un gran bel fucile, gli aveva lanciato quella pallottola, con una precisione quasi totale, prendendo in pieno il cuore. Il fucile aveva un silenziatore: nessuno aveva sentito. La campana dell’allarme era a meno di mezzo metro. Gli sarebbe bastatato allungare il braccio per tirare un paio di volte quella corda. Allungò il braccio. Sapeva che il tempo a disposizione era pochissimo, lui era già morto, ma i suoi compagni forse avrebbero potuto sopravvivere, tutto dipendeva da lui. Il braccio destro, possente in vita, sembrava un ammasso di grasso, e non riusciva a muoverlo. Si appese alla corda. La vita di un uomo colpito al cuore è di circa due o tre secondi, poi tutto diventa nebbia, per poi spegnersi dopo una decina di secondi. John era duro a morire, era spinto dalla voglia di vivere come non mai. Suonò la campana: DEN. La reazione fu quasi immediata, i suoi due compagni si girarono e non lo videro: uno dei due, spinto da istinto di sopravvivenza, cominciò a muovere la sua con forza. DEN DEN DEN DEN. Non era più solo. Il suo compagno era lì, ad aiutarlo nel suo compito, ce l’aveva fatta! Ma non voleva morire! Non poteva morire! Doveva vedere ancora una volta la sua adorata Kathy! Doveva scoprire come sarebbe andato a finire lo scontro, e pensò che presto sarebbero venuti a prenderlo. Il medico del campo era un professionista aiutato da una coppia di tale competenza che tutti si chiedevano ancora che cosa ci facessero due medici di quelle capacità in quel luogo perduto e dimenticato da ogni divinità. I tre dottori avrebbero potuto anche farlo resuscitare! DEN. Nonostante le forze stessero svanendo non mollò, allora sentì che tutte le campane dell’accampamento stavano suonando e questo significava solamente una cosa: che il campo si stava svegliando e che presto sarebbero venuti a salvarlo La vista si annebbiava sempre di più. Non era miope, ma ora gli sembrava di esserlo. ‘No! Non Posso morire!’ Con uno sforzo misteriosamente potente riuscì a rotolare e ad afferrare il suo fucile. Forse non l’avevano colpito al cuore. Ma alla spalla, tocco la spalla e la sentì calda, mentre lui stava rapidamente raffreddandosi. Afferrato il fucile, si mise a mirare attraverso uno spioncino della palizzata. La vista si era ripresa, sapere che non stava morendo lo fece risollevare a tal punto che la vista era praticamente tornata normale e vide un uomo laggiù in fondo, anzi, forse erano due. Mirò e fece fuoco e, allo stesso modo in cui si nasce, vide che uno dei due stramazzò a terra. Due spari silenziosi nella notte, intanto, avevano preso in fronte i suoi due compagni che erano a guardia del campo come lui: erano circondati. Il compagno della vittima nemica, invece, con grande abilità, riuscì a stabilire da dove provenisse il colpo e, imbracciato il fucile fece fuoco. Questa volta la vista di John ne sarebbe comunque stata segnata. Il dolore fu immenso. Non si fermò. Si accorse che lo avevano colpito molto di striscio all’occhio, probabilmente lo zigomo. Anzi, avevano colpito lo zigomo. ‘Che male però!’ Ma non si scoraggiò. Mosse avanti e indietro l’otturatore con un movimento meccanico e, in un istante un’altra pallottola attraversò l’aria. Nonostante gli sforzi continui per fare fuoco con grande precisione, la piccola capsula di metallo si schiantò su una roccia a circa cinque centimetri di distanza dal bersaglio. Il nemico, intanto stava muovendo l’otturatore. John fu però più rapido e riuscì a sparare in contemporanea al suo nemico. L’uomo si accasciò. La pallottola partita dal fucile che ora era disteso a terra si era conficcata nel legno a meno di tre centimetri dall’occhio destro di John. Intanto le forze lo abbandonavano, sempre più velocemente. Kathy! Kathy mia! Rotolò e si mise supino. Si guardò le ferite. La maglietta mimetica non era più verde, ma era ormai colorata di un rosso scuro del sangue che stava svolgendo un azione di collante tra la maglietta e la pelle. Capì che non era stato ferito alla spalla, tanto meno allo zigomo. Il dolore tornò più forte di prima. Ringraziò Dio per aver avuto l’occasione di vendicarsi. La vista si annebbiò. Era li sdraiato in un mare di sangue, con un occhio spappolato e un buco nel cuore. La vista si annebbiò ancora di più: ormai non vedeva oltre un metro. Il sangue aveva smesso di affluire al cervello. Si accorse che in dieci secondi era passato da vivo a morto. E lui non sapeva. Non sapeva se in quella concitata notte, la sua ragazza, a circa quindicimila chilometri a nordest, fosse o meno a letto con un altro uomo, come spesso aveva temuto. Non sapeva se la battaglia sarebbe stata vinta o persa. Non sapeva nulla. Non sapeva neanche come si chiamavano i suoi compagni caduti con lui, suonando le campane. Poi tutto si oscurò. E fu buio. Come il sonno. Ma questo eterno. “Ti amo Kathy” CONCLUSIONI FINALIConcludo solo sottolineando che lo stile a volte pesante è voluto, non frutto di miei errori, in quanto era un tentativo (spero riuscito) di dare maggiore spessore al personaggio, agli avvenimenti ed alle azioni.E ORA A VOIEccolo qui, vi chiedo commenti su tutto ciò che si può commentare e vi invito a non rubarmi le idee (visto che secondo me sono l'unica cosa di buono che c'è nei miei racconti). "I'm Like the wind: everywhere, nowhere" "Io non guardo il tramonto sentendo le voci, penso solo che Dio ha un bell'impianto luci" "We always want to play, but we never want to lose" Support us @ wilderside.net!
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